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YOGA E GIOCO

gioco

Leggo su Yoga Journal (30 agosto 2015)  “ In questo numero parliamo del gioco: …”

Visto che il lavoro che propongo nello Yoga, ormai da diversi anni, richiama continuamente al ‘gioco’ , ho pensato di scrivere qualcosa a riguardo.

 Il gioco è naturalmente ascolto di sé nel momento presente; l’adulto ha relegato il ‘gioco’ al mondo dell’infanzia e di solito lo giudica come qualcosa di futile, un passatempo del bambino che ‘ancora non si dedica alle cose importanti’!

 Il gioco è la vita!

Se non giochiamo nella vita di tutti i giorni non ci ricarichiamo e cerchiamo, in comportamenti artificiali e spesso estremi, ciò che non è vero ‘godimento’ per la mente e il corpo; da queste esperienze usciamo inevitabilmente insoddisfatti dentro.


Riprendere il senso del gioco è tornare a fare le cose (le asana se parliamo di yoga) ‘come vengono’ senza competizione con se stessi o con gli altri, senza paragonarci a stereotipi sociali, ma vivendo le nostre sensazioni pienamente. In questo modo possiamo finalmente tornare a gioire per il semplice motivo di ‘respirare’.

Se secondo Steiner il gioco è un ‘dovere’ sacro per il bambino, dobbiamo rivedere da adulti il concetto del gioco e riappropriarcene per costruire ogni giorno come un ‘momento di gioco’.


La pratica yoga ci viene in aiuto perché le asana ci portano a testa in giù, sospesi su una gamba e un braccio, in questo modo sganciamo più facilmente l’idea sociale di chi siamo e torniamo a essere ‘bambini’.
Il gioco ci permette di esprimere le nostre attitudini attraverso gli strumenti che la natura ci ha dato: il corpo, i cinque sensi, il respiro. Mentre un bambino gioca ogni sua parte partecipa di quello che sta facendo, anche il respiro; se escono suoni sono rumori ‘attinenti’ al gioco che sta facendo. Se attraverso un buon lavoro con lo yoga, riusciamo a ritrovare il senso di partecipazione che il bambino ha nel suo gioco, alla coscienza adulta si affaccia qualcosa di dimenticato: il senso di ‘unità’ (cioè ‘yoga’!).

Quando percepiamo questo nella pratica yoga, dalle asana alla meditazione, significa che stiamo aprendo una breccia di coscienza affinché il sé, il microcosmo, re-incontri,  ciò che fuori di sé, il macrocosmo. Quando queste due dimensioni, che sono separate solo nella nostra coscienza, si re-incontrano nella coscienza ‘risvegliata’, l’esperienza della vita si espande.
Come un artista si appaga quando ciò che aveva dentro, un’idea, diviene materia, così lo yogin trova appagamento nell’esperienza della fusione del microcosmo col macrocosmo e torna ad essere come il bimbo che gioca, che diviene un tutt’uno con ciò che sta facendo.

Elena

Grazie a Giuseppe Guidi, ingegnere e naturopata, che mi ha insegnato l'importanza di 'giocare'

 

 

 

 
 

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