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YOGA E APNEA SUBACQUEA

 Yoga significa ‘unità’, ‘integrazione’ tra  piani diversi dell’Essere e con il Tutto, e il Pranayama, disciplina delle tecniche di controllo del respiro che sono motivo di interesse per chi pratica apnea subacquea, si inserisce in questa visione; come Jacque Mayol  aveva compreso, il senso dello Yoga e del Pranayama finalizzato all’apnea non è soltanto nella tecnica (di per sé molto valida), ma nell’atteggiamento mentale che si può acquisire attraverso queste tecniche nel contesto di ‘Yoga’, cioè integrazione delle parti. Ciò che può differenziare lo yogin, o un praticante di Yoga, da uno sportivo o un semplice appassionato durante l’apnea subacquea è proprio la capacità di  diventare un tutt’ uno con l’acqua, con la forma che si è con il corpo nell’acqua (come in un Asana si è una forma nello spazio aereo)  e sentire la circolazione sanguigna, in assenza di preoccupazione per lo stato fisiologico del corpo; questo può determinare un’altra esperienza di sé e dell’apnea subacquea.
Una pratica continua di Asana e Pranayama, alla luce del concetto implicito nella parola ‘Yoga’, cioè ‘unità’, permette di migliorare le prestazioni fisiche e del respiro, migliorare la capacità di concentrazione e, con gradualità, si arriva a riconoscere quando si è nell’unità mente-corpo e nell’unità con l’ambiente che ci circonda.
Guardando tanti yogin indiani, non si vede una cassa toracica da sportivi, anche se sono in grado di sospendere il respiro per tempi lunghi e fare delle iperventilazioni senza minimamente  modificare il loro respiro di base alla fine della pratica; viene, quindi, da domandarsi dove la pratica Yoga agisce prevalentemente per avere delle prestazioni, a volte, fuori dal comune. I benefici che derivano dalla pratica Yoga  sull’apparato respiratorio sono diversi; nell’attività Yoga si esplorano nuove potenzialità del respiro, a volte con tecniche apparentemente estreme. Tali pratiche, apprese con la giusta gradualità e l’ atteggiamento corretto,  determinano un miglioramento della funzionalità respiratoria, in termini di migliore elasticità dei muscoli coinvolti nell’atto respiratorio, una miglior fluidità del respiro migliorando la postura di base e migliorando la circolazione del  flusso sanguigno, linfatico del corpo fisico e del prana nel corpo pranico; una maggior  efficienza degli scambi respiratori, ottimizzando l’entrata di ossigeno ad ogni respiro; l’elasticità del parenchima polmonare e la resistenza aveolare a respirazioni intense migliora notevolmente. Quindi, l’efficienza polmonare migliora fortemente, e si fortifica la capacità di concentrazione attraverso cui la mente diviene l’atto respiratorio, la pratica nel momento in cui la si esegue, cosa che permette di non disperdere energia vitale.

Il corso può essere organizzato in weekend o in lezioni quindicinali, di un totale di 12 ore circa, in cui si apprendono le principali tecniche respiratorie, affiancate ad asana che sciolgono la muscolatura e aumentano la fluidità del corpo. Durante le lezioni si cerca di far esperire il senso di unità coscienziale mente-corpo e presenza (ekagrata o concentrazione) che appartiene al percorso Yoga dalle asana allo stato più profondo del Samadhi; questo perché, dopo aver appreso la tecnica, il partecipante possa riproporre nella sua preparazione quotidiana quello stato di unità. Sono consigliati incontri ‘di mantenimento’, in cui ritrovare le tecniche Yoga e rinnovare il senso con cui praticarle.

Oltre che migliorare l’efficienza respiratoria il corso permette di migliorare lo stato di presenza (ekagrata) in cui si pratica l’attività subacquea.

 

I corsi si tengono in collaborazione con

Lorenzosub, Ameglia (La Spezia)

 

 

 

 
 

 

CENTRO MANDARAVA